3 settembre 1972. Monaco di Baviera.
Cinquantaquattro anni fa Graziano Mancinelli conquistava con Ambassador la medaglia d'oro olimpica individuale nel salto ostacoli. Ma per capire quanto fosse importante quell'impresa bisogna tornare indietro di appena un anno.
Come racconta Martuscelli nel suo libro Piazza di Siena. Storia del concorso ippico più bello del mondo, Ambassador era arrivato sotto la sella di Mancinelli nel 1971. Aveva sette anni, un curriculum già importante, ma anche un limite tutt'altro che trascurabile: si dimostrava piuttosto falloso.
Non era quindi affatto scontato che quel cavallo potesse arrivare ai Giochi di Monaco. Mancinelli, però, in Ambassador «vede» qualcosa di speciale. E quando deve scegliere il cavallo su cui puntare in prospettiva olimpica, non ha dubbi: Ambassador.
La scelta comincia a prendere forma proprio a Piazza di Siena. Nel 1972, a meno di un anno dall'arrivo del grigio irlandese alle Roncaglie, Mancinelli vince con lui il Gran Premio Roma. Ambassador è l'unico binomio a realizzare il doppio percorso netto.
È la prima vittoria della sua vita in quella gara e, incredibilmente, resterà anche l'unica.

Poi arriva Monaco: Mancinelli e Ambassador affrontano il concorso olimpico e arrivano al barrage per la medaglia d'oro. È un confronto ad alta tensione con lo statunitense Neal Shapiro su Sloopy e la britannica Ann Moore su Psalm. Graziano Mancinelli e Ambassador concludono l'ultima prova con un percorso netto riuscendo a salire sul gradino più alto del podio.
C'è qualcosa di speciale nella storia di Ambassador: non era il cavallo sul quale puntare ma era quello nel quale Mancinelli aveva visto qualcosa. E in meno di un anno quel cavallo, considerato falloso, sarebbe passato dalla consacrazione di Piazza di Siena alla gloria olimpica.
A volte un grande binomio nasce proprio così: non dalla certezza, ma dalla fiducia.
