CAPRILLI E IL MANEGGIO GALLINA di Matteo Enrico

Nel 2018 si è tenuto il convegno "Federico Caprilli: Sempre attuale?", in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita del Capitano. Matteo Enrico in quell'occasione presentò una ricerca molto interessante sul luogo dove è morto Caprilli: Il maneggio Gallina. Ve la propongo qui di seguito per gentile concessione di Matteo, il quale ringraziamo tantissimo per questo contributo.

CAPRILLI E IL MANEGGIO GALLINA
Storia di un luogo dimenticato

Il nome di Caprilli è legato indissolubilmente alla città di Pinerolo, dove è stata fatta la Storia dell’Equitazione. Tanto che chi conosce il Cavaliere inventore del Sistema Naturale di Equitazione, sicuramente conosce la città piemontese che ha ospitato la Scuola di Cavalleria, che rende almeno nel mondo equestre, Pinerolo più nota della vicina e blasonata Torino.
Ma la vicenda umana di Caprilli trovò purtroppo il suo epilogo proprio nella vecchia capitale Torino, il giorno 6 dicembre 1907 ad appena 39 anni, consegnandolo alla leggenda, come tanti uomini di sport la cui scomparsa ha esaltato il mito. I giornali dedicarono intere pagine all’evento riportando i dettagli della fatalità, da cui possiamo trarre la cronaca di quella sera.
Giovedì 5 dicembre 1907 Caprilli si recò in Torino, come spesso avveniva, per appuntamenti sia mondani che equestri. Al termine degli impegni diurni ci fu la visita al Maneggio Gallina, dove spesso si recava per provare cavalli, o semplicemente per parlare con i proprietari, i fratelli Gallina, di cui era cliente.
Quella sera Caprilli provò un cavallo morello, lo montò e lo condusse fuori dal cortile del maneggio per raggiungere la vicina Piazza d’Armi. Allontanatosi di pochi metri dal cancello Caprilli, probabilmente colto da malore come altre volte in passato era capitato, cadde da cavallo e batté il capo sul selciato appena ricoperto da un sottile strato di nevischio. Il Capitano fu soccorso e portato nell’adiacente villa dei Gallina e lì trovò la morte il mattino successivo.
Tutto il racconto dell’incidente, dei luoghi dove avvenne e delle ultime speranze dei presenti, fu narrato dall’unico testimone, nonché primo soccorritore, l’amico Cavalier Enea Gallina. La figura di Gallina nella biografia di Caprilli appare per lo più legata alla scomparsa di quest’ultimo: la sua casa e il maneggio omonimo sono anch’essi noti soltanto per aver osservato la tragica fine del Campione. Ma forse quei luoghi e quei personaggi meriterebbero un ricordo migliore. Il Maneggio Gallina era la “base” di Caprilli a Torino e la Scuderia più in auge tra gli uomini di cavalli della Belle Epoque piemontese.
La famiglia Gallina, emiliana, era innanzitutto una famiglia di commercianti, o meglio “negoziatori di cavalli” come appariva nei documenti dell’epoca. Da loro Caprilli acquistò diversi cavalli. Il più celebre è stato Pouff, l’ultimo dei cavalli del Capitano, tra l’altro protagonista di un fotomontaggio che lo ritrae montato da Enea Gallina, utilizzando come base una fotografia di Caprilli.
Enea Gallina (Bologna 1867 - Monza 1922) acquistò in proprietà con la sorella Erminia e il fratello Filippo, una villa con annesse scuderie in via Colli a Torino di fronte alla Piazza d’Armi. Una scelta commercialmente efficace.
La Piazza d’Armi era stata spostata nel 1872 da ridosso alla dismessa cittadella militare a una zona più meridionale: nell’area circoscritta dalla ferrovia, Corso Montevecchio, Corso Einaudi e Corso Re Umberto, oggi occupata dal Politecnico e dalle ville della Crocetta.
Lo spostamento fu dovuto alla necessità di collocare più in periferia la grande piazza in erba utilizzata per le manovre militari, data la crescente urbanizzazione delle aree liberatesi dalle mura della città, laddove la nascente borghesia industriale edificava i propri palazzi, dotati di cortili, scuderie e spesso disegnati in stile Liberty (adattamento italiano dell’Art Nouveau).
La posizione scelta da Gallina fu favorevolissima data la prossimità dei nuovi quartieri borghesi e della piazza, adatta a montare pur non avendo a disposizione un campo proprio.
Il lotto scelto per allocare la propria attività non era infatti molto ampio: appena 34 metri per lato. L’edificazione avvenne su commissione di Giovanni Ferrero nel 1882 per mano di Giuseppe Polani (1812-1894), già autore dei progetti delle vicine carceri Le Nuove (1857). Il complesso era costituito da un villino di due piani a pianta quadrata affacciato su Via Colli, dimora della famiglia Gallina. Sul lato nord un braccio accoglieva una lunga fila di scuderie a posta con al piano superiore gli alloggi di servizio. Qui pare che una stanza fosse a disposizione di Caprilli per riposarsi quando si trovava a Torino. Il resto del lotto era occupato da una bella tettoia sull’angolo tra Via Colli e Corso Montevecchio, più alcune strutture minori ad uso magazzino.
Benché sappiamo che i Gallina possedessero altre proprietà (e altre scuderie) nelle vicinanze, è evidente come lo spazio non fosse sufficiente all’attività svolta. Già nel 1895 allora si provvide a demolire la tettoia e i magazzini a sud del lotto per costruire una cavallerizza coperta.
Il progetto venne affidato ad un giovane Pietro Fenoglio (Torino 1865- Corio C.se 1927) già all’epoca molto attivo. L’ingegnere stava firmando in quegli anni numerosi progetti industriali come le Officine Grandi Motori (1899) prima del suo affermarsi sulla scena torinese come uno dei migliori interpreti del Liberty (si pensi a Villa Scott o Casa Lafleur). Le sue incursioni nell’ambito dello sport furono molto poche ed il maneggio Gallina rimane nel suo ampio portfolio una rarità.
La struttura pensata da Fenoglio assomigliava alle officine dell’epoca: una cavallerizza larga 34 metri e profonda 16, con un’altezza di gronda di 6,50 metri. Sul lato del Corso un profilo molto semplice, con un grande portone centrale, mentre sul lato cortile lasciava a vista la struttura in mattoni.
Nel 1902 proprio di fronte al Maneggio fu costruito, utilizzando la porzione ovest della Piazza d’Armi, l’Ippodromo atto a ospitare il primo Concorso Internazionale di Equitazione. Qui lo stesso Fenoglio mise la propria firma all’arco di ingresso, proprio di fronte al maneggio.
In questi anni i commerci di Enea Gallina vivevano un periodo aureo. Oltre a Caprilli, che frequentava come sappiamo le scuderie, si avvicendavano ormai membri dell’esercito e delle famiglie più ricche del tempo. La costituita “Società Torinese per la Caccia a cavallo” alloggiava qui i propri cavalli, e lo stesso Gallina affittava ai soci i cavalli importati direttamente dalla Gran Bretagna, ed era protagonista delle vicende societarie . Era ovvio come la necessità di avere più spazio per alloggiare i cavalli fosse emergente.
Così appena dieci anni dopo la costruzione della Cavallerizza, essa venne sopraelevata di un piano andando a creare un oggetto architettonico veramente inedito per l’epoca (e oserei dire anche oggi). Affidato il progetto all’ing. Alfredo Premoli (1876-1967) che appena l’anno precedente aveva firmato la Sede FIAT in Via Chiabrera, si introdusse la possibilità di sfruttare la nascente tecnologia del cemento armato.
L’idea era quella di ricavare le nuove scuderie al piano terra intervallando una serie di pilastri che avrebbero sorretto la soletta del campo coperto collocato al primo piano, raggiungibile da una rampa esterna adagiata al muro di cinta. La struttura venne così sopraelevata arrivando a raggiungere l’altezza di dieci metri al livello di gronda. La sopraelevazione così costituita fu arricchita negli esterni da decorazioni, forse bassorilievi, rappresentanti teste equine.
Questa bizzarria tutta Torinese di un maneggio coperto sovrastante delle scuderie, è ancora oggi ricordata dai racconti degli avventori del Maneggio Gallina. La storia di questo luogo è infatti andata oltre il giorno funesto della morte di Caprilli, avvenuta proprio ai piedi di questa struttura in mattoni, cemento e sculture, rimanendo per ancora un trentennio rifugio di una élite di appassionati d’equitazione che accoglieva i nomi più illustri della Torino del Novecento.
Negli anni successivi però gli spazi atti a montare cominciarono a limitarsi considerevolmente. Nel 1911 fu eretto in luogo dell’Ippodromo lo Stadium, ovvero la costruzione sportiva all’epoca più grande del mondo. La ciclopica struttura, capace di accogliere piscina, campo di calcio, di pattinaggio, di atletica, di automobilismo, di ciclismo, di tennis e bocce, faceva letteralmente ombra al Maneggio Gallina. Nell’unica foto che oggi abbiamo del Maneggio infatti esso quasi scompare minuscolo nascosto dallo Stadium.
La Piazza d’Armi contestualmente fu spostata ancora più a sud della città, dove è collocata ancora oggi e dove è stato ospitato nel maggio 2018 il Concorso Ippico dedicato al 150° anniversario della nascita di Caprilli.
Il resto della vecchia Piazza d’Armi fu lottizzato già nel 1912 su disegno di Chevalley e diede origine al quartiere residenziale ad assi radiali della Crocetta che oggi caratterizza tutto il quartiere. Il Maneggio Gallina si trovò così circondato completamente (e in breve tempo) da costruzioni.
Il secondo grande evento equestre che trovò nel Maneggio il proprio teatro non fu però una morte ma una nascita. Nel 1932 il gruppo di appassionati frequentatori del Maneggio, assieme a Filippo Gallina, fondò la Società Ippica Torinese che trovò qui la primissima sede. Per montare all’aperto fu dato in concessione il Campo ostacoli del Parco del Valentino, dove oggi sorge il Padiglione 5 di Torino Esposizioni, ben distante da Via Colli. Pertanto la Società, agli albori della sua gloriosa storia, necessitava di nuova una sede e fu incaricato l’architetto Carlo Mollino di progettare il nuovo maneggio che trovò posto proprio vicino al Valentino e fu accolto dalla critica dell’epoca come capolavoro di architettura contemporanea. Il trasferimento della sede avvenne nel 1936, con inaugurazione da parte del Duce. Da allora la Società, erede dell’avventura equestre del Maneggio Gallina, si spostò ancora nel 1960 nella sede firmata da Gabetti e Isola a Nichelino e infine nel 2016 nella nuova sede di Orbassano, progettata dallo studio De Abate.
Il vecchio Maneggio Gallina finì i suoi giorni nell’abbandono. Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fu danneggiato e in seguito la proprietà ceduta e gli edifici abbattuti. Di tutto ciò non rimane nulla. Una unica memoria ritrovata si ipotizza possano essere delle antiche porte lignee con grate in ferro battuto custodite fino a pochi anni fa nella ex sede della Società Ippica Torinese. Queste porte accompagnate da alcune ante delle poste erano state riadattate come sellerie.
Oggi nel sito del Maneggio Gallina sorge un palazzo per abitazioni, fiero rappresentante dell’edilizia degli anni cinquanta e sessanta, del tutto privo di memoria dei fatti fin qui narrati. Nessun passante del viale alberato di Corso Montevecchio, nessuno studente del Politecnico di Torino, sa di camminare laddove fece la sua ultima cavalcata Federico Caprilli.

 

Federico Caprilli, Enea Gallina e il maggiore Brunati. (Immagine tratta da La Stampa Sportiva, anno VI, n.30, Torino 15 dicembre 1907)

Originale fotografico del ritratto di Federico Caprilli su Pouff, e a destra il fotomontaggio con Pouff montato da Enea Gallina.

Inquadramento cartografico del Maneggio Gallina nella città di Torino. (Base tratta dalla Pianta del Piano Unico Regolatore e di Ampliamento, 1908)

Il progetto di Polani per una villa in Via Colli 24 a Torino. Nel prospetto in alto si nota la villa sulla destra e la tettoia sulla sinistra, successivamente demolita per far posto alla cavallerizza coperta. Nella sezione in basso si possono vedere le scuderie sormontate dalle camere di servizio dove talvolta alloggiava Caprilli in visita al Maneggio.
(Archivio Storico Città di Torino, Progetti Edilizi, a.1882, n.14, Casa, Corso Montevecchio 60, proprietario Ferrero Giovanni, progettista Polani Giuseppe)

Il progetto di Fenoglio della cavallerizza coperta, di un solo piano, del 1895. Da notare l’uso delle strutture in ferro per il sostegno del tetto.
(Archivio Storico Città di Torino, Progetti Edilizi, a.1895, n.154, Fabbricato, Corso Montevecchio angolo Via Colli, proprietario Gallina Erminia, progettista Fenoglio Pietro) 

Sopraelevazione della cavallerizza su disegno di Premoli. Al piano terreno le scuderie, al primo piano il maneggio coperto. I motivi decorativi e architettonici ricordano molto la prima sede della FIAT a Torino. (Torino, Archivio Storico del Comune, Progetti Edilizi, a.1905, n.219, Sopraelevazione, Corso Montevecchio, proprietario Gallina Filippo, progettista Premoli Alfredo)

 

Ricostruzione tridimensionale del Maneggio Gallina sulla base dei disegni d’Archivio.

Ricostruzione prospettica del Maneggio Gallina sulla base dei disegni d’Archivio.

Vista aerea dello Stadium (post 1911). Nel cerchio è evidenziato il Maneggio Gallina.