Il volto inedito della grande coreografa tedesca.
Quando si parla di Pina Bausch si pensa subito alla fondatrice del Tanztheater Wuppertal, la coreografa che ha rivoluzionato il linguaggio della danza contemporanea trasformando il movimento in un'indagine sull'essere umano. Nata a Solingen nel 1940 e formatasi tra la Germania e gli Stati Uniti, ha cambiato per sempre il rapporto tra danza e teatro, facendo del gesto non un esercizio di tecnica ma un'espressione della memoria, del desiderio e della fragilità.

Esiste però una Pina Bausch meno conosciuta, lontana dal palcoscenico. È quella che Bartabas racconta in Un gesto verso il basso: un'artista che accetta di ricominciare da zero davanti a un cavallo, rinunciando alle proprie certezze per lasciarsi guidare da un'altra forma di intelligenza del corpo. Non è una biografia né un libro sulla danza, ma il racconto poetico di un incontro.
Quando arriva nelle scuderie di Zingaro, Bartabas non vede la celebre coreografa. Vede una donna che osserva i cavalli rientrare dal lavoro, fuma seduta sulle gradinate e riconosce nell'alta scuola equestre un universo vicino al proprio.
Immagine estratta dal film Coffee with Pina di Lee Yanor.
Le affida Micha Figa, ma con una sola regola: non dovrà occuparsene come si accudisce un animale. Nessun rapporto di dipendenza,nessuna forma di addestramento. Devono restare, scrive, «due amanti sospesi come funamboli nel cuore della notte».
Da quel momento prende forma qualcosa che sfugge a ogni definizione. Bartabas annota che, per lasciarsi iniziare dall'animale, Pina «deve prima allontanarsi dalla sua danza».
È un passaggio sorprendente. La donna che ha reinventato il linguaggio del corpo sceglie di sospenderlo. Non insegna, non dirige, non interpreta. Ascolta.
Così nasce un dialogo silenzioso. «Non si imitano, ma creano in modo naturale», scrive Bartabas. Il cavallo segue il movimento delle sue mani; lei modifica inconsapevolmente il proprio corpo seguendo il respiro dell'animale. Non c'è gerarchia, ma reciprocità.
«Negli uomini come negli animali, ogni gesto svela un sentimento.» È una frase che sembra rispecchiare perfettamente la ricerca di Pina Bausch.

Le pagine più intense sono fatte di gesti minimi: un'attesa, una mano tesa, un sorriso, l'acqua versata lentamente sul garrese del cavallo, il muso di Micha Figa che cerca il palmo della mano di Pina. Bartabas comprende presto che ciò a cui sta assistendo non appartiene più al teatro. Quando si profila la possibilità di trasformare quell'incontro in uno spettacolo, capisce che sarebbe un tradimento. Quello che il cavallo ha risvegliato nella coreografa è «così profondo, così intimo, così prezioso» da non poter essere rappresentato.
«Non mi interessa come le persone si muovono, ma ciò che le muove», ripeteva Pina Bausch. Nelle pagine di Un gesto verso il basso, Bartabas sembra dare forma concreta a questa intuizione. Non racconta una coreografa al lavoro, ma una donna che accetta di lasciarsi trasformare dall'incontro con l'altro. Ed è forse proprio qui che si rivela la grandezza di Pina Bausch: non nelle coreografie che hanno cambiato la storia della danza, ma nella capacità, rimasta intatta fino alla fine, di continuare a imparare.